Guerdo l'orologio e mi chiedo: perché diavolo sono ancora sveglia a quest'ora? Cazzo Martina, hai finalmente un letto degno di questo nome in cui poter dormire e ancora non ti vuoi schiodare da sto affare maledetto. Per fortuna che almeno non fa caldo.
Sono tornata ormai da qualche ora, e sono grata di ciò.
Temo che molti dei miei neuroni mi abbiano salutato definitivamente, un po' perché seccati al sole della CalAfrica (© by Lilin), un po' perché scappati di propria iniziativa dal delirio continuo della vacanza in camper, alla mia sfiga insulsa e alle grida isteriche dei miei fratelli. Me li vedo, a zampettare via sui loro dentriti. Beati loro che possono.
Come al solito non ho nessuna volglia di mettermi a fare resoconti, anche se la prospettiva di rimanere qui a scrivere, per una volta, non mi dispiace affatto.
Siamo passati per Puglia, Calabria, Marche, Molise, Abruzzo (in ordine sperso...) sostando più o meno a lungo. Amo Matera. Matera è la cosa più meravigliosa che abbia avuto l'opportunità di conoscere in questa specie di corsa verso il baratro. Conoscere, perché Matera è stata una sensazione indescrivibile. È stata il baratro, il momento più magico di tutto, durante il quale il suolo mi è sparito da sotto i pieti per il semplice motivo che non riuscivo più a vederelo, a percepirlo.
Al secondo posto stanno i Bronzi a Reggio Calabria, al terzo la Cattedrale di Palermo. Poi la Cappella Palatina. E in fondo anche il mare, sì, per quanto lo detesti. Perché ormai dopo questa "vacanza" odierò per sempre e definitivamente il mare. O almeno il lato più balneare del termine: se sono alla larga da sdrai e ombrelloni, magari in una fascia della giornata oltre le sei, verso il tramonto, potrei sentir rinascere una qualche sorta di romanticismo verso quella che resta atrimenti una cazzo ti pozzanghera. Si accartoccia e muore.
In conclusione, sono stata profondamente delusa dal viaggio. Non che le premesse facessero sperare per il meglio ma cazzo, quest'anno è stato davvero insopportabile. L'ultima vacanza coi miei, punto.
Se sono maggiorenne avrò almeno la libertà di scegliere se sbattermi i maroni per due settimane chiusa in una scatola di Sgombro Pinocchio, con la compagnia del padre rompicoglioni, la madre isterica e i fratelli rumorosi e ancora più rompicoglioni, e il... fare qualsiasi altra cosa, dio santo. Addirittura leggere i Malavoglia.
Un viaggio fatto di tante possibilità sprecate, e - stranamente, per una volta - non per mia colpa.
Il sentimento che per più tempo mi ha accompagnato durante il corso del viaggio è stata la foga di arrivare a Palermo. Al ritorno ero un animale morto, rinchiuso nel mio cubicolo a leggere La coscienza di Zeno con le mestruazioni. L'apoteosi della depressione, davvero. Perché per quanto fosse bella Palermo, coi suoi pregi e tanti difetti, non sono riuscita a vedere niente. Quasi tutte le mete che mi ero prefissata non sono state raggiunte. Inconcludente.
Non posso dire di aver provato nostalgia di casa. Non ho mai provato nostalgia per la mia casa in sé, qui non c'è molto a cui sia legata e per il quale senta davvero l'ansia del ritorno.
Ho provato davvero tanta nostalgia per te però, Ele, e mai tanto intensamente, quasi a livello fisico, quanto lungo quei duecento metri della mia via. Non dico altro, perché non sono tanto stupida da sbottonarmi placidamente di fronte a persone che - bene o male - con questo non hanno niente a che fare. Solo non hai idea di quanto abbia voglia di vederti.
Basta. Domani mi disegno un po' Kevlar, e penso a un repertorio di battute sardoniche da fargli usare in caso di evenienza.
E si accettano suggerimenti per il taglio di capelli di Silk.
categorie: resoconti, sproloqui personali

Iniziare quella cosa su Idola e The Tyger <3











