listening: 30 seconds to mars - the kill
domenica, 06 luglio 2008 ~ 21:15



[EDIT] Sito aperto! *O* [/EDIT]
L’aria umida e fredda accompagnata da saltuari acquazzoni di variabile entità, sembrava l’unico scenario che ci si potesse aspettare da quel luogo, nonché il più azzeccato. Il sole, se c’era, quando si degnava di allungare i suoi raggi appena oltre la spessa coltre di nubi, era come la mano diafana di una dama aristocratica e capricciosa, che voglia, per noia o per diletto, immergere le proprie dita bianche come la neve nello specchio d’acqua di uno stagno – acqua fangosa, melmosa, acquitrinosa – e che immediatamente decida di ritrarle perché disgustata dai risultati del suo stesso insulso gioco. Per questo il colore, per lei, era sempre stato una questione di sfumature di bianco e di nero, sulle quali saltuariamente quella stella nobile e incostante si divertiva a spolverare un po’ della sua luce, spargendo tinte acquerellate buone nemmeno a riscaldare un po’ il cuore. Polvere di colore che poi si riprendeva fino all’ultimo granello, lasciando tutto esattamente così com’era prima, e forse un po’ più vuoto.
Appoggiò le braccia conserte sul ripiano di un tavolino, e vi posò la testa. Probabilmente aveva la febbre.
Si strinse nelle spalle e rabbrividì: il vento gelido che la sferzava sembrava volerla prendere a schiaffi, lei che così ostinatamente aveva deciso di sfidarlo nonostante fosse chiara e risaputa la loro naturale inimicizia – tempo cattivo e carattere cattivo – e fosse altrettanto chiaro e risaputo l’irrimediabile svantaggio di Kyoko, perché Kyoko lo detestava sì, ma al contempo non poteva reprimersi dall’amarlo.
Odiava con tutto il cuore quel dannatissimo posto.
Eppure sapeva che la sua casa non avrebbe mai potuto essere altri che lì.
Quel suo piccolo e insignificante mondo che rotolava tra casupole di lamiera e calcinacci e muri di mattoni rosso sbiadito dai quali l’intonaco si era staccato ormai quasi del tutto; tetti con le tegole rotte e lampioni lampeggianti che se proprio proprio facevano luce continua per mezz’ora, prima di esplodere – quante volte da bambina si era fermata sul ciglio della strada attendendo che la luce bianca raggiungesse il massimo fulgore, e poi si frantumasse scoppiando come un fuoco d’artificio? – e catapecchie di paglia che a volte ti sembrava impossibile che riuscissero a reggersi in piedi, e che mentre le fissavi, magari, all’improvviso prendevano fuoco, a dispetto dell’umidità, esplodevano proprio come esplodevano i lampioni.
Il solo e più meravigliosamente orribile mondo che avesse mai conosciuto. Il suo mondo. Opaco, come visto da dietro un vetro sporco, e grigio, a tratti bianco e a tratti nero, a seconda delle ombre proiettate dai grattacieli.
Sperando che prima o poi riesca a finirlo, questo maledetto primo capitolo.
Dannato Kingdom Hearts e dannato Saiyuki.


categorie: scrittume, angel of worlds
commenti (1) ~Oushi