E per un istante - un solo istante perso nel perpetuo scorrere del tempo, un solo istante bloccato da qualche parte in qualche luogo oltre la comprensione umana - la visione di quello stupido mozzicone di sigaretta contro l’azzurro abbacinante del cielo la pietrificò. Anima e corpo, immobili ed immutabili prigionieri di un fotogramma, presi e portati via da quell’immagine assolutamente incredibile, impossibile, mostruosa. La visione di un filtro di sigaretta sospeso in un mare di cielo, carta arancione e tabacco bruciati incastonati in un liquido cobalto.
E, prima ancora che questi pensieri le si formassero nella mente, prima ancora di avere la possibilità di sbattere le palpebre, chiuderle e riaprirle e scoprire sopra di lei nient’altro che una greve distesa di lapislazzulo, il mozzicone era già caduto ai suoi piedi, inerme, e il fotogramma era passato rincorso e rincorrendo i suoi fratelli, perché il tempo non si ferma ad aspettarti, non si ferma mai.
Svanito, perso, finito. E ancora lei stava lì con la bocca spalancata e il braccio alzato nel movimento del lancio, a fissare qualcosa che non era esistito per più di un momento e che non sarebbe tornato mai più.
E, prima ancora che questi pensieri le si formassero nella mente, prima ancora di avere la possibilità di sbattere le palpebre, chiuderle e riaprirle e scoprire sopra di lei nient’altro che una greve distesa di lapislazzulo, il mozzicone era già caduto ai suoi piedi, inerme, e il fotogramma era passato rincorso e rincorrendo i suoi fratelli, perché il tempo non si ferma ad aspettarti, non si ferma mai.
Svanito, perso, finito. E ancora lei stava lì con la bocca spalancata e il braccio alzato nel movimento del lancio, a fissare qualcosa che non era esistito per più di un momento e che non sarebbe tornato mai più.
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